giovedì 20 ottobre 2011

15 ottobre 2011 GIORNATA DI FESTA AL GHISALLO CAMPIONI DI OGGI E DEL PASSATO E LO SPETTACOLO DEL GIRO DI LOMBARDIA


15 ottobre – Fa freddo, questa mattina, al Ghisallo. Il cielo è coperto e sulle cime delle montagne ci sono le nuvole. Ma quassù sembra non interessare perché, oggi, è un giorno speciale. C’è, nell’aria, una strana aspettazione: qualcuno porta avanti e indietro degli scatoloni, qualcun altro gonfia palloncini. Ci sono fotografi, giornalisti, persino la televisione. Ad un certo punto, una voce tra le tante, dice:
* E’ arrivato Cadel.
Cadel Evans. E’ lui che da inizio alla lunga giornata dedicata al ciclismo. Ed è lui che, con il suo sorriso un po’ timido, con i suoi occhi azzurrissimi, riporta alla mente le emozioni vissute pochi mesi fa, durante il Tour. Le braccia la cielo, la bandiera australiana sulle spalle, la maglia gialla sul petto. Ed è proprio quella maglia che tiene stretta nel pugno, come si fa con le cose preziose, che Cadel viene a donare al Santuario. Il Santuario della Madonna dei ciclisti che, posto al culmine della salita lombarda per eccellenza, protegge i professionisti e tutti gli appassionati che scollinano su quella vetta.
* Mi ha fatto una grandissima impressione la bicicletta di Fabio Casartelli – dice Cadel, entrando nella piccola chiesa e ricordando la sua prima visita. – Non lo dimenticherò mai.
E lo sguardo di tutti si alza. Si posa su quella bicicletta rossa e blu che porta il nome del campione morto nel 1995, lungo la discesa del colle di Portet – d’Aspet. Torna il ricordo di Fabio e della sua tragedia e, forse il pensiero si confonde, va verso un’altra tragedia simile che è toccata a Wouter Weylandt, durante una tappa del Giro d’Italia di quest’anno.
Dopo aver ricordato questi momenti tristi per il ciclismo, Cadel Evans, ora, porta la sua maglia gialla, conquistata con fatica e determinazione, sull’altare della Madonna. Una benedizione e tante parole di ringraziamento. Poi, Ciclismo in Rosa mostra a Cadel l’impronta della sua mano, realizzata in terracotta.
Lui guarda contento la piastrella, rimette la mano lì, dove c’è l’orma, come a controllare che sia proprio la sua.
Oggi, altri due campioni lasceranno il loro segno, sulle piastrelle di Ciclismo in Rosa: Maurizio Fondriest e Dino Zandegù. Anche loro contribuiranno ad aumentare la collezione dei grandi che sono passati dal Ghisallo e vedranno le impronte, collocate vicino al santuario.
La giornata continua e, nel primo pomeriggio, si inaugura il busto di Alfredo Binda che va a fare compagnia ai due grandi del ciclismo italiano: Gino Bartali e Fausto Coppi. Quando i palloncini si sollevano e il telo che copriva il busto se ne va, è come fare un salto nel passato. Di fianco ai due rivali di sempre, c’è, ora, il volto bronzeo e buono di Alfredo; l’unico che riusciva a farli andare d’accordo. E tra gli applausi, le tante parole, i flash dei fotografi, si alza, fino al cielo che, ora, è azzurrissimo, senza nuvole , la voce di Fiorenzo Magni, grande amico, che lo ricorda commosso:
* Quel giorno del 1926, non era come oggi. Il cielo era minaccioso, pioveva a dirotto e c’era un vento terribile. A Como il lago era straripato e c’erano state delle frane, sulle montagne. Su queste rampe, sulle rampe del Ghisallo, Alfredo scattò e riuscì ad arrivare al traguardo con quasi mezz’ora di vantaggio.

Ride e aggiunge:
* In tutto, durante quel Lombardia, si era bevuto quaranta uova fresche.
* Trentaquattro – corregge una voce dal pubblico che segue il discorso, attento.

E forse tutti si immaginano un giorno lontano, tormentato dal maltempo, che vide Binda scattare tra l’emozione della gente che era su quella salita. Non passa molto tempo perché l’emozione del passato si confonda con quella presente. Le campane del santuario salutano, come di tradizione, il passaggio del Giro di Lombardia di quest’anno. E oggi, sotto quel suono che è entrato nella storia del ciclismo, scollina Vincenzo Nibali. Il siciliano della Liquigas passa per primo il G.P.M., tra ali di folla che gridano il suo nome. Ci ha messo cuore e grinta, Vincenzo, e ha staccato, su queste rampe, campioni del calibro di Gilbert.
Ed è proprio questo che ha reso la giornata indimenticabile. Passato e presente, oggi, sul Ghisallo, hanno ricordato, ancora una volta, che il ciclismo è fatica, emozione, commozione. I campioni cambiano ma il battito del cuore è sempre lo stesso.

Miriam Terruzzi

 www.ciclismoinrosa.net


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